Il paesaggio agrario, inteso come forma della cultura e della storia, nelle normative urbanistiche diventa “ zona agricola” ossia uno spazio per insediamenti (residenziali, produttivi ecc.) la cui edificazione, tipologia e aspetto sono sottoposte al solo rispetto di indici numerici di edificabilità, altezze e distanze.


Mancano indicazioni e norme che riguardano la qualità dell’aspetto esterno (tipologie, fogge, materiali di rivestimento ecc.) ovvero l’impatto visivo sul paesaggio.Di conseguenza agli edifici della civiltà rurale (di grande bellezza ma spesso abbandonati) si sostituiscono o si aggiungono quelli “ moderni” da qualificare non più come architetture ma come edilizia spesso mediocre e certamente anonima o banale.
Nel territorio vestino e in quello attiguo, pochi sono i casi di ristrutturazione e di riutilizzo delle vecchie strutture mentre si affermano nuove case di solito unifamiliari, di stampo urbano con la loro forzata originalità, a volte barocca quando non volgare, nelle forme e nei materiali.












Confronto tra la nuova edilizia e le case della civiltà contadina.

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.