Questo luogo virtuale è un gesto di cittadinanza attiva. E’ laico e indipendente ed è costruito in modo artigianale. E’ dedicato ad un mio caro amico scomparso e a tutti quelli che, vicini o lontani, hanno a cuore il futuro della città.

L’intento più concreto tuttavia, è quello di descrivere ed illustrare qualità e tipicità della città e del territorio vestino indicando forme e idee che abbiano la capacità di valorizzarle, e migliorarle per creare nuova bellezza, intesa nella sua accezione etica ed estetica.
Per perseguire tale obiettivo è necessaria la partecipazione di tutta la cittadinanza che dovrà compattarsi attorno a valori comuni riaffermando la propria identità culturale, rivendicare e costruire un proprio modello di sviluppo basato sulle vocazioni storiche e paesaggistiche.
Una prospettiva necessaria per opporsi al declino e allo spopolamento altrimenti ineluttabile e per contrastare con forza quella “eutanasia delle aree interne” che, in nome della modernità, si vuole imporre nei nostri territori.

Penne ha origini antiche, e, come altre città della storia è’ il risultato della stratificazione degli insediamenti del passato. L’attuale configurazione pertanto è la rappresentazione simultanea di quella successione storica caratterizzata, per lungo tempo, dal potere e dalla volontà di regnanti, papi, imperatori e signori.
Sostituiti questi ultimi, la città odierna diventa lo specchio e l’effetto delle scelte e delle decisioni della comunità, ovvero dei cittadini che, in modo diretto ( comportamenti e partecipazione), o indiretto ( delega ai governanti ), si fanno protagonisti della bellezza della città.

Hanno detto

A Siena nel 1309 si deliberò uno statuto del Comune. Una delle norme (Costituto si chiamava), prescriveva che: intra li studi e solecitudini e’ quali procurare si debiano per coloro è quali ànno ad intendere al governamento della città  è quello massimamente che si intenda alla bellezza della città, perché la città deve essere onorevolmente dotata et guernita, tanto per cagione di diletto et allegrezza de’ forestieri quanto per onore, prosperità et accrescimento de la città e de’cittadini di Siena.

Dunque,  proprio nei mesi in cui Dante scriveva la Divina Commedia […] a Siena ci si preoccupava di dire che la bellezza della città era legata direttamente all’onore dei cittadini, e doveva essere  al centro delle preoccupazioni del governo comunale.

(da “Le pietre e il popolo” di Tomaso Montanari, ed. Minimum Fax, 2023)

Mai nella storia si è costruito tanto come dai 1955 ad oggi, mai nella storia si è prodotta tanta bruttezza. Mentre la ricerca della bellezza per i corpi, l’abbigliamento, gli oggetti assurgeva a tratto distintivo il volto del mondo ha subito un imbruttimento verticale.

G. Consonni, La bellezza civile, Maggioli Editore – 2013

Coniugare estetica e politica, o bellezza e città, può sembrare un’idea decisamente azzardata, ai nostri giorni, mentre era comune e fondamentale nella vita della Grecia antica. L’anima ha bisogno di bellezza. Hillman mostra le conseguenze che ha la perdita di bellezza per la vita pubblica, per la comunità e la città. L’economicismo, la devastazione ambientale il gigantismo. la bruttezza delle città e l’insignificanza dei  loro luoghi.

James Hillman, Politica della bellezza, Moretti e Vitali Editori 2002

La conoscenza del patrimonio artistico e culturale  ispira sentimenti di appartenenza e favorisce  inclusione, pluralità e corresponsabilità  democratica. Spogliata di una veste elitaria ormai  superata, la storia dell’arte si rivela leva di  sviluppo e di coesione sociale, ma anche palestra sentimentale capace di nutrire il bisogno di  bellezza di ciascun cittadino.

Irene Baldriga, Diritto alla bellezza, Mondadori Education – 2017

Rosario continuava: «È la più bella città che abbiamo mai vista. ….«Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle… «È si capisce che sia contenta. Ha belle strade e belle piazze in cui passeggiare, ha magnifici abbeveratoi per abbeverarvi le bestie, ha belle case per tornarvi la sera, e ha tutto il resto che ha, ed è bella gente….Tu dici che dev’essere per l’aria buona, ma più la città è bella e più la gente è bella come se l’aria vi fosse più buona…»

«Figurati questa città che è la più bella del mondo la bella gente che vi deve abitare. I bei padri che qui devono avere tutti i figli. I bei nonni con barba bianca che devono avere. E le belle mamme che devono avere. Le sorelle. Le zie. Le cugine. Le mamme…». …. …”io non vorrei essere nato da una donna brutta come sono le donne delle città brutte” … Fortuna che mia madre era di Aidone, e che Aidone non è brutta. Ma vorrei che fosse stata di una città più bella…… «Nelle città brutte» continuò «la gente è anche cattiva…L’abbiamo visto nei paesi delle zolfare. La gente è disgraziata, nei posti così, non ha nulla di cui rallegrarsi, nulla mai che la faccia un po’ contenta, e allora è per forza cattiva. È brutta ed è cattiva, è sporca ed è cattiva, è malata ed è cattiva….. Disse che la gente delle città belle era anche buona ne più ne meno come la gente delle città brutte era anche cattiva. Le città belle, cioè, avevano anche questo merito: di render la gente brava e buona…. Più una città era bella, diceva, e più la gente vi aveva modo di esser buona. Vi aveva di che rallegrarsi di più ed era più buona. Vi aveva di che essere più contenta ed era più buona… Egli disse infine della città che avevano sotto gli occhi. A giudicare da com’era bella bisognava che la gente vi fosse straordinaria.

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